Imposta sul valore aggiunto: la stessa tassa per gli stessi prodotti

Per un caffè al ristorante il cliente paga CHF 4.-. Di questi, 30 centesimi vanno allo Stato sotto forma di imposta sul valore aggiunto. Se il cliente ordina lo stesso caffè da asporto, paga solo 10 centesimi di IVA. Questo è incomprensibile! Sia l’iniziativa “Basta con l’IVA discriminatoria per la ristorazione!” che la revisione della Legge sull’IVA proposta dal Consiglio federale intendono porre fine a quest’iniquità.

Sempre più Svizzeri sono costretti a mangiare fuori casa a causa delle lunghe distanze che li separano dal posto di lavoro. Così, il 54,4% dei pasti mangiati fuori casa vengono consumati a mezzogiorno. Servirsi di un ristorante per la maggior parte degli ospiti è dunque tutt’altro che un “lusso” scelto intenzionalmente. E pertanto al giorno d’oggi l’offerta gastronomica è disponibile sempre e ovunque: non solo nei ristoranti convenzionali, bensì anche nei negozi delle stazioni di servizio, nelle tavole calde dei supermercati, nei chioschi e ristoranti ambulanti, nelle macellerie e panetterie. Contro questa concorrenza, in linea di principio, non c’è nulla da eccepire. Tuttavia è fondamentale che per tutti gli offerenti valgano le stesse condizioni!

Effetti sull’industria alberghiera e della ristorazione

Nel 1995 è stata introdotta in Svizzera l’imposta sul valore aggiunto (IVA). L’imposta ammonta in linea di massima all’8%. Su alcuni beni e servizi viene però applicata un’aliquota ridotta del 2,5%. Oltre agli alimenti e agli additivi secondo la Legge sulle derrate alimentari, l’aliquota ridotta viene applicata a tutta una serie di altri prodotti e servizi – ma non alle derrate alimentari che vengono servite nell’ambito dell’industria alberghiera e della ristorazione. Sin dall’inizio, quindi, il sistema dell’IVA ha contenuto un elemento che distorce la concorrenza: per un prodotto equivalente, il ristorante tradizionale deve pagare 5,5 punti percentuali di IVA in più rispetto a un take-away qualunque. Non si capisce come mai un cliente per un piatto d'insalata al ristorante debba pagare l’8% di IVA, mentre un altro cliente che acquista un'insalata pronta presso una stazione di servizio debba pagare solo il 2,5% d'IVA. A causa di questa disparità di trattamento i medesimi prodotti al ristorante sono più costosi rispetto agli altri punti vendita e pertanto l’industria alberghiera e della ristorazione viene discriminata.

La nostra richiesta: ridurre la disparità di trattamento

L’iniziativa di GastroSuisse si propone di pareggiare le disparità di trattamento della clientela nel consumo fuori casa e quindi di eliminare lo svantaggio concorrenziale che il settore della ristorazione sta subendo.

Molti politici hanno dimostrato di aver compreso le nostre istanze, tuttavia il Consiglio nazionale ha dato seguito alla proposta della sua commissione consultiva e a quella del Consiglio federale e l’11 dicembre 2013 ha raccomandato la bocciatura dell’iniziativa popolare con 94 voti su 78 (16 astensioni).

Il 6 marzo 2014 anche il Consiglio degli Stati ha espresso un’opinione sfavorevole, consigliando il respingimento dell’iniziativa popolare con 24 voti su 13 e due astensioni.
Siamo dispiaciuti per questa decisione, poiché da 20 anni sono costretti a pagare più IVA proprio coloro che, per esempio a causa di lunghe distanze per recarsi al lavoro, devono consumare i pasti fuori casa.

A questo punto sarà la popolazione (probabilmente il 28 settembre 2014) a decidere se per un piatto di pastasciutta al ristorante bisognerà continuare a pagare di più rispetto al medesimo piatto consumato di un take-away.

Altre informazioni sull’iniziativa sono riportate su:

www.basta-discriminazione-iva.ch

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